Libere, disobbedienti, innamorate -In between

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Tel Aviv tre giovani donne arabe, anticonformiste, coraggiose che si scontrano con le tradizioni di una cultura arcaica.
Leila è un avvocato  con fasi alte e basse molto confuse col fidanzato. Salma con una famiglia che la vorrebbe sistemata con un marito ma lei ha tutt’altri programmi.  Noor una studentessa musulmana osservante  fidanzata con un fanatico religioso che predica bene e razzola male, non apprezza la libertà delle donne. Film diretto da Maysaloun Hamoud. Interpreti bravissime, interpretano questa quotidianità fatta di problemi di tutti i giorni, come per tante donne in ogni città, qui sono più marcati, sono sospese tra il vivere all’occidentale e il non offendere i dettami religiosi e prima o poi spero per le donne di queste zone ci siano sempre più progressi, già qui nel film c’è questa forza femminile che vuole emergere senza avere l’approvazione o temere la paura di una società rimasta ferma al patriarcato e con molta sudditanza religiosa. Quanta rassegnazione, in questo film c’é un accenno al cambiamento “In between” Che significa “Tra”  due mondi che stanno per ora decidendosi su quale futuro. Vincitore di numerosi premi, bisogna certamente  incoraggiare questo cinema giovane medio-orientale.

Voto 8

Milena

 

 

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Lasciati andare

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Elia Venezia è un annoiato psicanalista, ebreo,che abita a pochi passi dalla Sinagoga di Roma, separato anche se la moglie vive nell’appartamento di fianco, dal perfetto physique du role alla Freud o comunque sul genere, è un intellettuale tutto d’un pezzo dalle rigide abitudini, tirchio come pochi e molto pigro super tranquillo. Tutto cambia dopo un malessere al cuore, il medico gli consiglia attività fisica. Così conosce una ragazza in palestra che diventa la sua personal trainer che gli sconvolgerà la vita…

Regia di Francesco Amato, con protagonista una volta tanto lo vediamo in una commedia Toni Servillo,non mi sono mai  persa nessuno dei suoi film troppo bravo camaleontico, fin dal primo che ho visto “Le conseguenze dell’amore”. Inoltre nei panni della moglie c’è l’attrice Carla Signoris, conosciuta più come la moglie del mitico Maurizio Crozza e la personal trainer Claudia, un’ attrice spagnola Veronica Echegui, ma cè anche Luca Marinelli incredibile come sempre veste i panni di Ettore un mezzo delinquente fuori di testa e balbuziente. Una commedia italiana che finalmente ricorda certi film degli anni ’50 ’60 della migliore tradizione italiana, vuoi per la sceneggiatura o per la varietà  di attori che riempiono ottimamente la scena, senza usare il solito  linguaggio fatto di parolacce, che fanno a gara a chi urla di più  a cui ci hanno abituati e sono inguardabili ed improponibili. Qui abbiamo un personaggio che cura la mente degli altri, sicuro di sè, che quando il corpo gli presenta il conto, gli  si apre un mondo a lui sconosciuto attraverso la visione della vita che gli viene sconvolta dalla vitale e scoppiettante, imprevedibile e scombussolata Claudia e attraverso il suo modo naturale e simpatico di approcciarsi, conosce se stesso più di quanto la sua psicanalisi abbia fatto in anni probabilmente. E tutti lo sanno quanto corpo e psiche sono un tutt’uno, si ride di Elia  mentre controlla la pancetta e cantando”Farfallone amoroso” dalle nozze di figaro di Mozart, soddisfatto come se fosse rinato, in tutti i sensi.. Bella la  struttura di mettere insieme due personaggi tanto diversi ed intelligenti e rendere il film imprevedibile, divertente e saggiamente introspettivo nello stesso tempo. Fa riflettere come  una psicologia chiusa in se stessi con chiare certezze già scritte da altri sia  quanto di più  deleterio esista, noi siamo un continuo mutamento ogni attimo che viviamo.

Voto 7

Milena

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L’altro volto della speranza

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Wilkström è un rappresentante di camicie, che lascia moglie e lavoro, e punta tutto su una partita a poker per cambiare vita. Khaled è un giovane rifugiato siriano imbarcato clandestino su una carboniera che si ritrova a Helsinki quasi per caso. Anche lui vuole cambiare vita. Le autorità però vorrebbero rispedire ad Aleppo Khaled, che se la deve vedere anche con dei picchiatori razzisti. Ma nella sua strada Khaled incontra anche persone come Wilkström che decide di aiutarlo.
Un rifugiato, un rappresentante, un cuoco, una cameriera, un direttore di sala e un cane… insieme, forse, riusciranno a trovare ciò che cercano.

Film Finlandese credo sia il primo che vedo a parte qualche cortometraggio.In un atmosfera rarefatta e surreale dove tutto sembra grigio immobile silenzioso dove  gli attori sembrano fermi come le inquadrature a camera fissa e così taciturni in un microcosmo ormai  rassegnato, la cupezza amplificata dalla l’ambientazione retrò da post comunismo anni ’50 e ti chiedi: sono a due passi da Ikea non ne hanno mai sentito parlare? Ma è un discorso tra  me e me che abbandono subito. Ogni tanto una musica allegrissima sconvolge questa atmosfera amara e rimanda a tempi migliori. Raccontare una storia di degrado con tanta di  questa arretratezza visiva, sembra un momento scontato ma qui si parla di temi molto odierni, come l’integrazione,  inventarsi una attività un commercio quando  tutti quanti sembrano ormai rassegnati ad una vita mediocre, se non disperata, ai margini,  ma per ognuno capita qualcosa che gli cambia la vita una nuova idea, un incontro una persona gentile che offre una possibilità, ecco il perchè del titolo, probabilmente più reale che mai, in questo film che sembra un nonsense, il regista Aki Kaurismäki che spesso racconta degli ultimi con una sottile ironia e tanta delicatezza riesce a incuriosire e a convincere  anche nel finale seppur un pò sospeso,  a farci amare tutti i personaggi del film.

Voto 9

Milena

 

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La vendetta di uomo tranquillo

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Josè un uomo taciturno, appare in un bar di un quartiere di Madrid, diventa amico di tutti, ha sguardi di desiderio  per Ana la sorella del barista, la quale è in ansia per suo marito Curro  in carcere da 8 anni per rapina, la stessa rapina che si vede all’inizio del film dove a fare l’autista è Curro mentre i complici sono fuggiti…
Di Raul Arevalo film spagnolo vincitore di diversi premi Goya. Titolo originale molto migliore della traduzione “Tarde para la ira” Tardi per la rabbia, non è bello che un titolo sveli così tanto la storia. Un  film spagnolo dai toni del thriller ben costruito. Quindi la vendetta di un uomo onesto  si sviluppa in questo ambito familiare, in un atmosfera crescente di suspance, ottima sceneggiatura e riprese, l’atmosfera così dimessa mi ha fatto  pensare alle scene di Gomorra, anche se si tratta di tutt’altra faccenda e soprattutto  ho ripensato ad un film di Sordi uno dei pochi drammatici che ha fatto “Un borghese piccolo piccolo” Dove come qui un uomo insospettabile e buono diventa un criminale per vendetta, di più non posso dire. Certo anche questo film rispecchia tantissimo la realtà sempre più spesso leggiamo di  fatti di cronaca violenti, in cui sono descritti  tanta premeditazione e calcolo con crescendo di cattiveria che non ti aspetti eppure che c’è nell’uomo di oggi.  Il finale fa molto riflettere,  esiste un etica che ad un certo punto diventa riconoscenza….
Voto 8
Milena
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The most beautiful day

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Andy è un pianista e Benny un ragazzo che vive di espedienti,si incrociano per un triste destino,  i due riescono a racimolare   molti  soldi in modo alquanto bizzarro  e decidono di fare   un viaggio sarà pieno di imprevisti, ma molto divertente.
Film tedesco diretto da  Florian David Fitz . Già dalle prime scene ha un ritmo veloce, da non credere, ti stupisce da un film made in Germany tanta scorrettezza e divertimento per questo film on the road e dai toni vivaci e  goliardici, molto curato. I due protagonisti sono simpatici e fuori dagli schemi, battute che non t’aspetti, uno scenario  psicologico sensibile che partendo  da motivazioni drammatiche ed ineluttabili, cercano una rivalsa sulla vita . Molto irrazionale ed immediato, che si focalizza  sull”eterna  domanda di  cosa conta di più nella vita quando stai per perderla. Un film tedesco che  non fa riferimento al solito clichè storico se non per un’attimo in una scena secondo me volutamente  veramente trash. Ma quanta sensibilità,  forse il cinema tedesco si è evoluto finalmente, infatti è un road movie che imita  molti film americani   e quanta umiltà ed umanità, la seconda parte è un po’ stucchevole e cerca la lacrima tra un colpo di scena a l’altro, ma non annoia per niente.
Cit: “Oggi è il primo giorno del resto della tua vita”
voto 7

Milena

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Elle

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Michèle è una donna bella elegante e   di successo,  é  capo di un azienda che produce videogiochi, sicura di sé niente le fa paura. La sua vita cambia inesorabilmente quando uno sconosciuto con passamontagna la aggredisce in casa sua e la violenta. Michèle come se niente fosse si rialza, ma cerca di capire chi possa essere, di certo è uno che conosce perchè  le manda dei messaggi. La sua infanzia è stata traumatizzata da un fatto drammatico compiuto da suo padre, ora in carcere e suo figlio convive con una ragazza dal  carattere difficile.  Una sequenza di situazioni imbarazzanti e guai.
Diretto da Paul Werhoeven (Basic instinct) con una straordinaria Isabelle Hupper vincitrice del Golden Globe,   oltre a tanti  altri premi e ottime critiche ovunque. Il film è tratto dal romanzo “Oh…” del francese Philippe Djian di origine armena. E ambientato nella ricca borghesia francese, questa donna imperturbabile che vive sola  con un gatto  i suoi giorni tra il lavoro e i vari incontri con amici più  o meno intimi, nasconde un trauma di quando era piccola, per colpa di un gesto efferato di suo padre, ormai rimosso e che racconta come fosse un film. Impassibile quando viene associata a questo passato terribile e  viene insultata non solo verbalmente, ma ció  la lascia indifferente consapevole che il passato non si può  cambiare, come recita  una scena “La vergogna non è un emozione abbastanza profonda da impedirti di fare ciò che dovresti”. Una donna consapevole di quanto gli uomini siano attratti da lei, non so se conti anche il ceto sociale, di certo sembra giocarci, si scopre anche una certa perversione, mi ha ricordato la stessa attrice nel film “La pianista” di Haneke un’altra donna dai tratti cararatteriali decisi e torbidi. Di certo la sicurezza così come la determinazione e l’anticonformismo di questa protagonista colpisce, come  nessuna ferita la possa scalfire. C’è una scena che mi ha fatto saltare dalla sedia, non solo per  la drammaticità ma  perchè ho avuto un deja  vu, in quanto è identica a quella che ho visto nel film postato ieri, sarà una coincidenza. Un film avvincente, curioso dove escono fuori molti difetti umani ed  un Isabelle Hupper senza mezze misure, una storia di sesso, violenza e solitudine.
Voto 9
Milena
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La cura dal benessere

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Lockart, giovane ambizioso Broker è inviato in una  sperduta località  sulle Alpi Svizzere per riportare a New York Pembroke  l’mministratore delegato della sua azienda. Il quale dopo un soggiorno in una spa sembra sparito.  Purtroppo per Lockart la faccenda si fa difficile e durante il soggiorno scoprirà dei segreti su quel luogo  all’apparenza paradisiaco ma altrettanto cupo…
Dal regista  Gore Verbinski quello di The ring e la serie dei Pirati dei Caraibi tra i protagoinisti gli attori Dane Dehaan e Mia Goth. Inizio del film in tono spento e triste , ambientato nel mondo degli affari, cambio di paesaggio  si entra nel vero film, questo centro benessere tra i monti  rimasto fermo fermo nel tempo ai primi del ‘900 come arredamento, senza elettronica e con strumenti d’epoca. Tra il film psicologico e i rimandi a film horror di vario genere,  infatti difficile identificarne uno sono diversi c’e’ un approccio alla psicanalisi come cura del corpo,  così come curare il corpo per curare la mente, di base, perché questo è un thriller dall’aspetto gotico, che per quasi  due ore  e mezzo ti trascina in un incubo claustrofobico, ch  non ti imprigiona in un clichè  ma è un misto di vari noir con scene  di horror cruente quanto basta. Curare o far ammalare o è  il medico quello malato e sadico? C’è tutta una storia di affetti e segreti, Hannah l’unica paziente giovane fa pensare ai romanzi di Mary Shelley, al castello incantato, anche alla montagna di Mann. Certo un clima in cui il tempo si è fermato come il sogno dell’uomo di fermare il tempo per restare giovane sempre,   questa ossessione del corpo al meglio, siamo bombardati da consigli su prodotti di ogni genere e trattamenti vari. Questo film fa apprezzare cio’ che è normale perché il protagonista diventa quasi pazzo dopo la cura uguale a tutti gli altri. Il regista alla domanda di cosa vuole che arrivi al pubblico dice: ” Vorrei che gli spettatori uscissero dalla sala disturbati che si sentissero a disagio…” Devo dire che c’è riuscito quando esci hai un  senso di oppressione che per un pò  non ti abbandona. Di certo Verbinski non ama molto le spa e il mondo della finanza. Per chi ha voglia di vedere un film che ti incolla alla poltrona in uno stato di attenzione e paura  fino alla fine.
Voto 8
Milena
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150 milligrammi

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La pneumologa Irène Frachon lavora  nell’ospedale di Brest, un giorno scopre un legame tra le morti e l’assunzione del farmaco Mediator in commercio da trent’anni, così inizia una lotta mediatica per far  bloccare la vendita del farmaco.
Diretto da Emmanuelle Bercot, con protagonista Sisde babett Knusen (Dopo il matrimonio, La corte) è un film denuncia, il dramma  che emerge dalla scoperta della dottoressa Irene sulle molte morti sospette che coincidono con la prescrizione di un farmaco contro il diabete, invece  causava un blocco cardiaco. La lotta della dottoressa  contro la casa farmaceutica  il cui il proprietario all’epoca parliamo del 2009-2010 era  intimo amico di Sarkozy, la mette prima in ridicolo e poi deve affrontare tantissime ostilità e frustrazioni, per fortuna ha uno staff che lavora per lei e poi una giornalista che le da fiducia, oltre ad un libro uscito ed anche questo osteggiato, ma alla fine saprà far sentire la sua voce a livello nazionale. Penso a quanti farmaci, sono in commercio e non sappiamo quali danni possono provocare sul nostro organismo, perchè certamente questo non è ne il primo ne l’ultimo. Penso anche sia importante curarsi con l’alimentazione e l’attività fisica per cercare di evitare un giorno di assumere  qualsiasi  tipo di farmaco.Però non scordiamoci  i molti benefici, se non ci fossero tanti salvavita già da decenni grazie a loro molte persone stanno bene. Giustissimi i film verità,  ma io l’ho trovato  abbbastanza prolisso e noioso, non mi ha entusiasmato.
Voto 6
Milena
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Manchester by the sea

Manchester by the sea

Lee Chandler è  un tuttofare  che vive in un seminterrato a Boston, trascorre una vita solitaria, l’unico sfogo è fare a pugni nel pub. Un giorno è costretto a tornare nella cittadina di mare  dove è vissuto, perché suo fratello pesacatore è morto e lo ha nominato tutore di suo figlio Patrick.
Diretto dal regista Kenneth Lonergan (Gangs of New York) il protagonista è Casey Affleck, con Michelle Williams,  Kyle Chandler, Lucas Hedges, candidato ad 8 statuette. Un film sul ritorno, Lee ripercorre il suo tragico  passato quello che si è lasciato alle spalle per poter sopravvivere e non abbandonarsi al dolore, il suo cuore si è  fatto freddo, vive giorni tutti uguali, ma ora riaffiorano inesorabili tutti i ricordi e riappaiono senza pietà, noi li conosciamo   attraverso i molti flash back. Sulla costa rincontra la moglie ancora innamorata di lui ed ora con molta insicurezza deve pensare anche  al nipote, un ragazzo dalla vita sentimentale molto  incasinata, combattuto  interiormente, Il regista usa i dialoghi all’essenziale, la musica la fa da padrona nelle scene più  emozionanti non c’è recitazione ma viene affrontato tutto emotivamente con la musica, pezzi famosissimi da Albinoni a Hendel, da Dylan a Ray Charles al posto del parlato, devo dire ottimi brani che enfatizzano la situazione  e con la cinepresa ad indugiare  spesso sulla costa con panoramiche molto suggestive. Casey Affleck ha  la faccia giusta a rendere il carattere refrattario di Lee, è commovente   e realistico nella sua interpretazione, idem per la Williams e Lucas Hedges tutti candidati ad un Oscar. Un film sul tempo, come una stagione fredda della vita che non passa più,  dove tutto è immobile   come  sospeso, mentre tutto cambia velocemente con nuove verità  e affetti che  si fanno avanti. Mi piace questo scorcio  d’America delicata che ha voluto Lonergan, Lee mi ha ricordato nell’aspetto così freddo e distaccato  Brando in Fronte del porto, chissà se il regista abbia attinto a lui, di certo ha   strutturato un’ottima  sceneggiatura con pacatezza e misura, prendendosi il tempo per far conoscere i personaggi e riflettere in profondità sulle vite  tranquille esemplici che affrontano la solitudine quotidiana in modo umano coinvolge lo spettatore fin dalle prime scene e dove scopri che in ogni famiglia emergono segreti e difficoltá esistenziali, che si intrecciano,un dramma intimistico sull’evolversi delle ferite accadute nel passato, ma come la scena finale ci indica tutto può ricominciare.
Voto 9
Milena

 

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Dopo l’amore

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Dopo 15 anni di matrimonio, Marie (Berenice Bejo) e Boris (Cedric Khan) decidono di divorziare. Ma Boris non può permettersi un’altra casa, così sono costretti a vivere ancora insieme, e tutto diventa complicato ed è causa di forti tensioni tra di loro.
Dal regista  Joachim Lafosse  un film il cui titolo in italiano è più bello di quello originale e cioè “L’économie du couple”. Che accade quando l’amore finisce, una famiglia si spezza, le persone restano  schiacciate dai ritmi del quotidiano, dalla mancanza di attrazione dal rancore,  anche i figli subiscono questa situazione, in cui ogni inezia diventa un pretesto per rinfacciarsi tutto, dall’educazione dei figli, alla divisione  dei beni, al cibo nel frigorifero,  tutto diventa molto squallido. Qui una famiglia  si scontra con questa realtà  che appesantisce l’esistenza,   in opposto a cio’ esiste la leggerenza della vita semplice e spensierata delle due gemelline, ora divise tra i rimproveri della madre sempre tesissima  e i giochi del padre anche se abbastanza disperato, ben consapevoli nonostante tutto che le loro giornate non sono piu come prima. Con intelligenza e coraggio il regista analizza l’esasperazione del possesso, i condizionamenti uomo-donna, le ragioni del dolore e dell’abbandono, mettendo a fuoco  le differenze sociali  e la drammaticità  in modo molto lineare,   in contrapposizione c’è la dolcezza dei giochi con le bambine la naturalezza di certi stati d’animo di totale serenità,  naturali  i cambi di scena con la cinepresa che segue i protagonisti nelle stanze con  una luce bellissima. Nonostante l’argomento opprimente Lafosse riesce a coglierne  gli aspetti più  significativi e a rappresentarli  con tantissima empatia e semplicità.
Voto 8
Milena

 

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