In questo angolo di mondo

susako

Racconta la storia di Suzu, siamo ad Hiroshima, negli anni 30 dove è una bambina e poi durante la Seconda Guerra Mondiale. La protagonista è  una giovane giapponese, sognatrice e piena di vita, che va in sposa a un dipendente del Ministero della Giustizia nella città di Kure, nei drammatici giorni del conflitto che ha segnato in maniera profonda e indelebile la storia del Giappone. A Kure, Suzu incontrerà così una nuova amica, Rin Shiroki, una nuova famiglia, una nuova città e infine il suo nuovo mondo.
Mi ha ricordato  un altro film di animazione “Una tomba per le lucciole” Capolavoro dello studio Ghibli, anch’esso ambientato alla fine della seconda guerra mondiale ed anche questo un bell’esempio della grande sensibilità giapponese attraverso le anime manga,  rappresenta la triste storia trascorsa di questo paese. Questa bambina  dai colori tenui  e delicati, poi ragazza e moglie gentile che si adatta con gioia alle varie situazioni, prima nella sua famiglia e poi a quella del marito, spesse volte  si estranea perdendosi nel disegnare  sul suo taccuino i colori del suo meraviglioso mondo fatto di immagini dolcissime  prese della natura. Uno spirito libero ma  umile che conosce solo l’ottimismo, nonostante tutto ciò che le manca sia nel cibo che a livello umano, resta in lei  la dolce sognatrice di sempre, riesce  a fare diventare piacevole  ogni giorno che vive anche sotto  i tuoni delle bombe che la terrorizzano, esce  senza paura anche solo per  vedere gli aironi volare. Tutta questa situazione di onestà e pace stride tantissimo con la violenza inspiegabile della guerra in virtù della sua grande  tenacia nella sopportazione ad avvenimenti tanto ingiustificati . C’è una scena in particolare che a stento ho trattenuto le lacrime,  dove i suoi pensieri sono una poesia di quando…Non vi posso dire altro è in sala ancora oggi non perdetelo.
Voto 10
Milena
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Un profilo per due

un profilo per due

Pierre un anziano vedovo che sta sempre chiuso in casa dopo la morte della moglie, passa le giornate a guardare le immagini di un tempo. Sua  figlia lo va  a trovare spesso per portagli la spesa e ha la brillante idea di regalargli un notebook che non usa più e gli manda Alex il convivente di sua figlia per dargli i primi rudimenti di informatica. Pierre impara a navigare  e così in rete conosce una giovane donna Flora, però poi arriva il momento dell’incontro…
Film francese ambientato un pò a Parigi ed un pò a Bruxelles, diretto da Stéphane Robelin con un istrionico Pierre Richard, Yaniss Lespert, Fanny Valette, Stèphanie Crayencour, Stèphane Bissot e apparirà  ad un tratto Masha Meril ecc. Il film è una commedia divertente, giocata sull’equivoco e la farsa, alleggerito dal confronto giovani vecchi, in un incontro, scontro, confronto davvero esilarante e paradossale, c’è anche molta malinconia, che cosa non si fa per uscire dalla solitudine, ma soprattutto l’escamotage di questo anziano di far vedere quanta intraprendenza conserva nonostante gli anni e le pasticche che deve sorbirsi, alla fine  ci si chiede  se i bigotti  conservatori molto  conformisti non siano di più gli altri. Ottima  la saggezza e la spregiudicatezza di Pierre nick name “Pierrot”  che si gioca tutto sullo scambio e l’improvvisazione, un Cyrano dei nostri tempi non c’è il balcone ma la rete. Ottimi gli attori soprattutto Richard ha una verve e una nonchalance incredibili definisce benissimo questo personaggio davvero simpatico che ritorna a vivere.
Voto 7
Milena
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Ritratto di famiglia con tempesta

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Nel passato recente di Shinoda Ryota c’era una famiglia felice, una moglie ed un figlio, ora trascorre le giornate tra il lavoro di detective e lo scrittore ha il vizio delle scommesse…oltre ad un carattere spigoloso.
Un film made in Japan ogni tanto fa bene, questo era uscito a maggio, ma qui è arrivato solo ieri ed era in programmazione solo per un giorno, per cui chi non l’ha visto peccato. Diretto da Kore’eda, abile a ritrarre questo padre, Ryota un perdente che sembra uscito da un romanzo di Cecov, che ha deluso la famiglia e soprattutto sè stesso, non è onesto e non è nemmeno un gran scrittore, cerca di tornare sui suoi passi facendo visita alla madre, vede il figlio una volta al mese ed è sempre innamorato di sua moglie. Ci vorrà una tempesta per riunirli casualmente. Abe Hiroshi incarna bene questo personaggio di padre immaturo e di figlio irriconoscente. Un film contemplativo ed essenziale, perfette le inquadrature sulle piccole stanze della casa della madre, una donna davvero simpatica con battute filosofiche come: ” Quando hai  la mia età, più amici hai più funerali andrai”  Frequenta un circolo di appassionati di musica classica per poter stare un pò  in compagnia di altra gente. Presentato a  un certain regarde a Cannes. Dello stesso regista ricordo bene “Father and Son” invece non ho visto  “Little sister”, ma è chiaro quanto si concentri ad esplorare  le relazioni familiari, il film è tutta una ricerca psicologica, fatta di gesti e discorsi, che sembra dirci paradossalmente, “a volte per vedere il sereno bisogna attendere che arrivi una tempesta”.
Voto 8
Milena

 

 

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Il colore nascosto delle cose

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Racconta la storia d’amore tra Emma una osteopata  non vedente e Teo, un pubblicitario  che salta da un letto all’altro. Si incontrano casualmente ad una cena al buio, lui la riconosce dalla voce qualche giorno dopo, come del resto e per forza di cose anche  lei. Trascorreranno dei bei  momenti sereni e divertenti nella quotidianità  scoprendo di  stare bene insieme.
Diretto da Silvio Soldini, con Valeria Golino e Adriano Giannini.  Il regista dice: “l’idea mi è venuta dopo aver conosciuto persone non vedenti e constatato una diversa realtà  che  mi ero fatto. Mi sono chiesto perchè  la cecità dev’essere trattata in modo prevalentemente drammatico” Per Valeria Golino invece è  stata una sfida, racconta di aver passato giorni girando bendata e con amici non vedenti per capire come si vive, come si fa a  rispondere al cellulare o a fare la spesa. Il film devo dire come idea è interessante,  insegna che se vogliamo con l’immaginazione si vede la realtà e  ci sono i colori anche non vedendo ed ogni persona ha il suo ed i non vedenti sentono cose che per altri passano inosservate. Il film è  a schermo intero quando Teo ed Emma sono insieme ed invece ridotto 4:3 quando è  lontano da lei come per ricalcare il suo stato d’amino grigio. Purtroppo il film sul  finale vira verso il patetico ed il prevedibile ed è  uno dei grossi difetti dei film italiani. Fuori concorso a Venezia.
Voto  7
Milena
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La principessa e l’aquila

 

 

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Racconta le giornate della tredicenne Aisholpan, in Mongolia tra paesaggi immensi il suo sogno è addestrare le aquile, riuscirà  in questo scopo per poter partecipare al Festival dell’aquila reale….
Primo film per me di inizio stagione, quando tutti sono concentrati su Venezia  e mi aspetto di vedere grandi film. Ed è anche il primo film che vedo che viene dalla Mongolia, diretto dal britannico Otto Bell è un film  su un mondo totalmente differente da ció  a cui siamo abituati, immense praterie fredde, dove vive la famiglia  della protagonista, sono nomadi in estate anche se fredda abitano nelle tende e vivono di pastorizia, in inverno in case normali si fa per dire 4 muri diroccati. Le giornate di Aisholpan, trascorrono tra la cura della casa, la scuola per cinque giorni la settimana e poi per aiutare il padre nell’allevamento, tanto tempo vediamo la vediamo felice,  quando cattura la sua aquila e poi la addestra, un’attività  da sempre solo maschile. Cose normali per lei, ma lo spettatore non può che rimanere sorpreso da tanta naturalezza. Il film  oltre ad uno stile semplice e delicato mantiene un tratto psicologico sincero e spontaneo  narrato dalla protagonista con la bella voce di Lodovica Comello, oltre ad una fotografia luminosa con grandangolo dove l’occhio spazia in meravigliose, assolute e trasparenti panoramiche  sui monti Altai e  le zoommate sul volo delle aquile,  una musica delicatissima per pianoforte e violino, rendono questo film davvero piacevole senza effetti speciali se non la natura e la sua sopravvivenza. Mentre uscivo pensavo a quanta fatica, ma anche tantissima  serenità in certe zone della terra, questa gente non ha tecnologia e non inquina e sono cosí  positivi con pochissimo.
Voto 8
Milena
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Prima di domani

prima di domani

Samantha si sveglia ed è il giorno di Cupido, crede di vivere un giorno speciale nel suo liceo con le amiche e soprattutto  con Rob il suo boy friend hanno in programma una serata importante. Una giornata molto speciale, invece si trasforma in uno scherzo allucinante, finchè non capirà di viverla consapevolmente, nel migliore dei modi come se fosse l’ultima.
Diretto da Ry Russo-Young, con Zoey Deutch e Halston Sage. Come non pensare ad un altro film “Ricomincio da capo” in cui il protagonista Bill Murray rimaneva intrappolato nello stesso giorno “il giorno della Marmotta” qui invece è San valentino.Ti svegli una mattina piena di energia, ottimista al massimo per la serata che ti aspetta e poi va tutto nel caos, ma non finisce così è peggio ti svegli ed è ancora lo stesso giorno, gli altri che si comportano nello stesso identico modo, succedono le stesse cose, un delirio di deja vu che finisce dopo un giorno e poi ricomincia. Un film uno sguardo  sull’adolescenza,  ma la voce narrante è impregnata di  saggezza filosofica sul significato del “presente”. Un percorso che porta la protagonista a riprogrammarsi ed a modificare se stessa ogni giorno, sia nell’aspetto che negli atteggiamenti con gli altri, per vedere alla fine quale sarà il risultato. Nel film sono rappresentate tutte le problematiche dei teen ager  dai conflitti interiori e non fino al bullismo. Ci vuole tutto il film a Samantha  per capire quale strada percorrere per evitare questa allucinazione di rivivere all’infinito le ultime 24 ora, ma soprattutto guardare gli altri con occhi diversi,  scoprendo  di avere  un ragazzo insignificante ed invece aveva trascurato le persone  migliori. In questo discernimento in cui si vive una sospensione temporale e  sai già cosa ti aspetta puoi decidere come viverla, tu puoi cambiare, mentre  gli altri sono sempre gli stessi. Sarebbe bello col senno di poi decidere,  quante volte ci siamo detti dovevo fare in un modo anziché in un altro, ma il momento è andato, ecco questo è il film, ti puoi correggere sei preparata, ma certo se la vita fosse tutta un rivisto oddio! Come dice ad un certo punto la protagonista “Forse ero morta ed ero all’inferno, forse ero viva ed ero all’inferno, niente aveva più importanza”. Che cosa conta quindi, il film lo fa emergere nel finale senza mezze misure.
Voto 8
Milena

 

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Codice Criminale

Codice Criminale

I Cutler sono nomadi di origine Irlandese, vivono di furti e rapine nella ricca campagna inglese del Glouchestershire. Ben conosciuti alle forze dell’ordine.  Il vecchio Colby è l’uomo che detta legge, un padre-padrone, usando come dottrina la religione e cercando di avere sempre la meglio sul figlio Chad che invece è più moderno e vorrebbe andarsene.
Diretto da Adam Smith al suo primo lungometraggio, con protagonisti Michael Fassbender e Brendan Gleeson. Due mostri sacri, si sono calati nei panni di questi squattrinati zingari in modo sottile e psicologico dove   ben si innesca ed emerge questo duello padre figlio, l’orgoglio di entrambi nel far capire all’altro le proprie ragioni, anche a costo di pestarsi i piedi l’un l’altro. L’inizio del film è una caccia al coniglio che mi ha fatto pensare ad un altro film cult “Il Cacciatore”  dove  si cacciava il cervo.  Ma quanto è bravo fassbender? Tra l’altro per metà irlandese. Lo abbiamo visto nei panni di uomini i più assurdi possibili in Hunger dove moriva di fame, in Shame vittima del sesso e poi nelle vesti di Steve Jobs ed   ogni volta è intensissimo. Qui c’è il perenne conflitto padre-figlio, dalle inquadrature a volte troppo  movimentate tanto da far irritare, ne esce però  un film altamente realistico, su un etnia  ai margini, spesso ignorata dal mondo, ma a quanto pare i problemi  genitori-figli sono gli stessi. Unica pecca il finale troppo  poetico.
Voto 7
Milena
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The gift

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Quando un padre

quando un padre

Chicago, Dane Jensen è un cacciatore di teste un selezionatore di personale. Ha  una moglie e 3 figli che vede di sfuggita, tutto  concentrato sul suo lavoro, conta soltanto il profitto mensile. Tutto cambia quando il figlio maggiore  si ammala…
Regia di Mark Williams attori Gerard Butler, Villem Defoe, Alfred Molina, Gretchen Mol. Era da un pò che non vedevo un film made in Usa, questo film tipicamente americano come clichè e sceneggiatura assomiglia ahime a tanti altri. C’è l’uomo tutto d’un pezzo, una volpe nel suo lavoro,  pieno di se stesso che ha solo convinzioni e cioè la vita è solo  il successo ed il denaro, poi un imprevisto e si scopre umano finalmente. Ciò che è interessante nel film sono i dialoghi alcuni più di altri tra Dane e la moglie e Dane e il figlio Ryan, allora si scopre che anche lui ha un cuore e tutto diventa caramelloso, il classico modello di uomo con i paraocchi esistono solo loro finchè non prendono coscienza che ci sono anche gli altri con i loro problemi ecc ecc. Si rende conto che sta per perdere un figlio e quindi rivaluta tutto con altri occhi. Fantastica la passione del figlio per l’architettura, visitatori di gioielli di cemento  nello splendore dello  skyline di Chicago non si può che goderne. Bravissimi gli attori, però come film resta abbastanza banale.
Voto 6

Milena

 

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In viaggio con Jacqueline

Jaqueline

Fatah è un contadino che vive in un villaggio rurale dell’Algeria con la moglie  e due figlie. ha solo una passione è l’unica mucca che possiede, a cui parla come se fosse una persona. Da anni chiede di poter partecipare al Salone dell’agricoltura di Parigi, ora arriva finalmente la lettera di invito, così messi insieme i soldi con l’aiuto dei paesani, decide di partire,  arrivato a Marsiglia lo attende un lungo viaggio fino a Parigi
Il film ricorda ed è citato dal regista Hamidi,  c’è una scena nel film  del famoso lungometraggio in bianco e nero “La mucca e il prigioniero” con Fernandel. Con un ottima fotografia,  un viaggio quello di Fatah che intenerisce, tutti lo aiutano e gli fanno festa anche se non mancano imprevisti. Come non amare un personaggio che è per la difesa degli animali, che non possiede un cellulare e telefona con una prepagata nella cabina, non sa che esiste internet, che non ha vizi ed è sorridente con tutti, la sua sincerità  è disarmante.  Incredibile quando ad una festa in cui è capitato per caso, lo fanno cantare e lui si cimenta con  “I will Survivor”. Ci fa  si scoprire  una Francia diversa da quella che tutti vediamo ogni giorno  dei politici che si fanno la guerra, un Forrest Gump originale e umile che atttraversa una società che appare forse  troppo buonista, ma di certo c’è e di solito non ne parlano i giornali. Il sogno di Fatah diventa il traguardo di tutti, c’è un intrecciarsi tra le due culture il mondo musulmano e l’occidente in un gioco di spontaneità che fa sorridere e commuovere.
Voto 7
Milena
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