Allied-Un ombra nascosta

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Nel Marocco del 1942, la spia canadese Max Vatan (Brad Pitt) e la spia francese Marianne Beauséjour (Marion Cottilard) sono complici in una missione: loro malgrado s’innamorano e Marianne accetta di sposare Max e andare a vivere con lui a Londra. Qualche tempo dopo, quando hanno  una bambina, il trauma: il comando avvisa Max che Marianne potrebbe essere una spia tedesca. Il cuore non accetta. Dove sarà la verità?
Un film di Robert Zemeckis, che ricalca anche come periodo il famoso Casablanca di Curtiz con Bogart e la Bergman. Con la bravissima Marion Cotillard che interpreta una donna molto misteriosa e c’è un Brad Pitt purtroppo ingessatissimo, lo guardavo affascinata perchè è sempre un bellissimo uomo che non dimostra i suoi anni e mi chiedevo: Dov’è finito l’uomo alfa di Mr Smith? Così come in altri film indimenticabile  l’intraprendente Brad Pitt che lasciava il segno nello spettatore. La prima parte è una semplice storia d’amore con battute banali, qui c’è una scena intima i cui la cinepresa gira vorticosamente intorno a loro  come a volerli studiare oltre l’apparenza. Nella seconda parte si insinua il dubbio. Tra l’altro il titolo ha un doppio significato letteralmente “alleato”  come anche: all tutto e lied bugia. In verità  sembra tutto già visto, il finale lo avevo presagito mezz’ora prima.Per essere  costato 85 milioni di $ è  una spy story, perfetta patinata e molto elegante ma senza emozioni.
Voto  6

Milena

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Il medico di campagna

il medico di campagna
Tutti gli abitanti di un paesino di campagna possono contare su Jean-Pierre, il medico che li ascolta, li cura e li rassicura giorno e notte, sette giorni su sette. Malato a sua volta, Jean-Pierre assiste all’arrivo di Nathalie, che esercita la professione medica da poco tempo e ha lasciato l’ospedale dove lavorava per affiancarlo. Ma riuscirà ad adattarsi a questa nuova vita e a sostituire colui che si ritiene… Insostituibile?
Film di Thomas Lilti (La Famiglia Belier), con Francois Cluzet (Quasi amici) e Marianne Denicourt. Un medico di base  trascorre le sue giornate girando per le campagne a visitare i suoi pazienti e poi in ambulatorio, più che un medico è un amico molto umano e gentile è paziente e capisce le persone e loro lo amano per questo. Quando si prospetta la malattia, albeggia  un evidente diffidenza verso la collega che lo sostituisce, così  si fa strada in lui un senso di superiorità e incapacità ad affrontare il vero problema che si trova nel rifiuto della malattia. il film al contrario del precedente di Lilti risulta abbastanza piatto e prevedibile l’unico momento emozionante è la canzone di Cohen “Alleluja”  eseguita benissimo da un cantante country con chitarra.
Voto 6
Milena

 

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Il cliente

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Ehmad e Rana sono costretti a lasciare la loro casa perchè  é  pericolante, così  tramite un loro amico trovano un appartamento temporaneo, mentre traslocano vedono che molti oggetti della persona che vi abitava sono ancora li. Una sera mentre il marito è  fuori Rana viene brutalmente aggredita mentre è  in bagno da uno sconosciuto, da quel momento per il marito inizia una ricerca ossessiva per trovare il colpevole.
Il mio primo film dell’anno è diretto da  Asghar Farhadi premio Oscar per “Una separazione” e dopo aver girato in Francia  “Il passato “, è  tornato nella sua Iran con questo film premiato a Cannes il protagonista che impersona Ehmad cioè Shahab Hosseini come miglior attore, lei Rana è Taraneh Alidoosti interpreta questa donna innamorata dalla vita tranquilla, aggredita improvvisamente, ma che nonostante tutto  cerca di andare avanti, mentre il marito non riesce a dimenticare, due aspetti caratteriali contrapposti. Questo ultimo di Farhadi è  un trhiller, un giallo in piena regola, nell’atmosfera per noi stranissima, in una Theran dove i due protagonisti fanno gli attori teatrali nel loro tempo libero e la pièce teatrale si intreccia alla realtà in uno strano mosaico, il titolo originale è ” Il commesso viaggiatore”, che inutile dire  ricorda “La morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller. Anche in questo film Farhadi sottolinea psicologicamente  i rapporti umani, un’altra coppia come in una separazione e poi in il passato, era vista attraverso stati d’animo emotivi interiori, qui la relazione è  messa a dura prova da un fattore esterno come da un terremoto, che fa presagire già dalle prime scene,  Il regista lascia immaginare non mostra l’aggressione, come in un film di Hitchcock, così  costringe lo stesso spettatore a farsi domande su chi sia il colpevole, trasporta un dramma sociale in un film intenso dal finale sorprendente. Unico neo  per me il doppiaggio, non dei due protagonisti, ma degli altri attori, certi avevano un vago accento napoletano o romano insopportabile in un film iraniano. Per il resto è un film che sconvolge, una grande sceneggiatura e grandi anche gli attori, viva questo cinema  che non sa ancora a chi rifarsi, ma di certo comincia ad avere un proprio marchio di fabbrica davvero notevole.
Voto 9
Milena

 

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Passengers

 

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L’astronave Avalon trasporta 5000 persone ibernate, per raggiungere in 120 anni la colonia Homestead 2, perchè la terra è  ormai troppo affollata. Durante il tragitto uno dei passeggeri per un avaria viene svegliato molto prima e si trova da solo dopo un anno di solitudine medita sulla sua situazione ed entra in scena Aurora e cambierà  tutta la sua vita…

Diretto da  Morten Tyldum (The imitation game) con Chris Pratt e Jennifer Lawrence, non è  solo un film di fantascienza, ma si e’ travolti da questo amore in un astronave dove tutto è  perfetto bello asettico curato e gli androidi si occupano di tutto, c’è solo da essere felici anche se prigionieri nell’universo. Un pò ‘ odissea nello spazio, un pò ‘ Moon un po’ Gravity, il film è molto particolare, non da spazio alla noia,sia per le immagini patinate, che per gli eventi, sullo sfondo c’è l’idea sempre di Kubrik, anche se qui siamo oltre, quando non basterà piu ‘ pensare solo all’arrivo, ma godersi il viaggio. Di più non vi dico ultimo film dell’anno una bellissima esperienza.

Voto 8

Milena

 

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Lion- La strada verso casa

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Saroo ha 5 anni,  una notte inseguendo il fratello si addormenta su un treno ,quando si sveglia riuscirà a scendere se non dopo aver fatto 1600 km ritrovandosi sperduto a Calcutta.
Film del regista Garth Davis con Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham. Il piccolo Saroo  conosce solo il suo piccolo paese quando si perde viene catapultato suo malgrado nella metropoli e cerca di sopravvivere in un ambiente adulto e meschino, inutile il suo ripetere il nome del suo paese perché è storpiato da una nuova lingua sembra che il mondo all’improvviso abbia cancellato le sue origini. Vive di espedienti si aggrappa ad altri bambini di strada finché non viene messo in un istituto e li adottato da una coppia Australiana e ancora si vede un cambio di orizzonte ma stavolta è la speranza di crescere senza difficoltà, lo ritroviamo vent’anni dopo che su google Earth cerca di ritornare ai ricordi di infanzia per ritrovare la sua famiglia che probabilmente lo stanno  ancora cercando. Fa ripensare per certi versi a  un  “passaggio in India”, Mi ha ricordato anche “The millionaire” , Anche se non cé niente della colorata Bollywood e “Il destino nel  nome” altro film indiano. Lion è un tributo a 80 mila bambini indiani che scompaiano nel nulla. E’ il tenace cercare di Saroo la sua  infanzia spezzata,  scavando nella memoria. Un film drammatico, toccante e commovente sulla disperazione che molti bambini nel mondo sono costretti a vivere come non pensare anche  ad Aleppo.
Voto 8
Milena
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Captain Fantastic

captain fantastic

Ben è un padre idealista, rifiuta la società dei consumi ed alleva nella foresta i sei figli, insegnando loro tecniche di sopravvivenza ed educandoli alla lettura, filosofia e libero pensiero, una scelta estrema la sua.
Diretto e scritto da Matt Ross, protagonista, il bravissimo ed eclettico Viggo Mortensen: “Witness, Soldato Jane, Il signore degli anelli, A dangerous method”, Solo per citarne alcuni. Il film inizia con una scena di caccia tanto cruenta da infastidire, è solo un rito di passaggio del figlio maggiore, via via si scopre una vita alla Tarzan tra gare di resistenza e libri di filosofia, tutti i figli sono felici, non conoscono la società dei consumi, il padre li ha farciti di essenzialità naturalistiche. Un film che contraddice tutto il sistema. Sentono  solo la mancanza della  madre che è in ospedale per una malattia.  Un road movie che partendo dalle foreste del nord Ovest a tappe per arrivare al New Mexico, con un carismatico Viggo che infonde carisma  ed energia nei suoi figli rifiutando il capitalismo  ed ogni volta si scontra con la società dei consumi ed i  genitori della moglie in contrasto che lo incolpano per essersi tolta la vita. Ogni tanto c’è un omaggio a  Chomasky.  “Nel personaggio risuona parecchio della sua vita” viene chiesto a Viggo: ” Mio padre ha girato il mondo a lui devo la mia indole nomade, sono nato a Manhattan 58 anni fa, ho vissuto in Argentina e Danimarca prima di tornare negli States. Mio padre mi ha insegnato a rispettare le mie origini Danesi e ad essere gentile con tutti.  Lavorava molto,  ma nei fine settimana mi portava nella natura a cacciare, mi insegnava i nomi degli alberi, Mi sento ancora oggi diverso e lo accetto, tutti noi cerchiamo di uniformarci agli altri per non essere esclusi o presi in giro, ma anche il conformismo costa fatica, il padre del film è duro e dittatoriale ma la sua base educativa è buona insegnare ai figli la curiosità ed essere onesti e sinceri con loro un personaggio estremo,  che parla di sesso,  morte e sanità mentale col figlio piccolo di 7 anni come col primogenito di 17 e questo risulta scioccante. Mi piacciono i personaggi contraddittori ma capaci di cambiare, questo film è critico verso il materialismo americano, affronta temi universali come quello dell’ambiente e da dove arriva il cibo, altro grande insegnamento del film è che non è un film politico. In alcune immagini si vedono: una canoa, degli utensili di cucina così come le camicie sono le mie”. “La sua carriera è fuori dagli schemi di Hollywood “: “La mia libertà è minore di quella che si immagina, posso dire che non mi interessa il budget, il genere, il nome del regista, faccio film che da spettatore vorrei vedere”. Un viaggio in simbiosi con la foresta prima, con tanto di nudo integrale e poi il clan che affronta in autobus privato la società dei consumi che combatte, interessante la battuta sulla Coca Cola come c’era anche nel film “La Strada” , lo stesso Mortensen per quella scena ha dovuto prima telefonare all’Azienda. “Ci sono molti modi di vedersi come attore, io mi percepisco come parte di un team che racconta storie. Mi piace recitare, ma prima o poi mi metterò dietro la macchina da presa”, Confessa alla fine. E non deve essere male nemmeno come regista secondo me. Suggestiva e commovente la canzone dei Guns ‘n Roses “Sweet Child of mine” cantata dal tutta la famiglia. A parte qualche esagerazione il film e vivace, intelligente, curioso ed originalissimo.

Voto 8

Milena

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Il cittadino illustre

un cittadino illustre
Daniel Mantovani è uno scrittore  argentino che vive da anni a Barcellona. Riceve il premio Nobel.  In piena crisi creativa, rifiuta i tanti  inviti provenienti da ogni parte del mondo.  Ma un giorno arriva anche la lettera del Sindaco del suo luogo natio Salas,  un minuscolo paese in mezzo al mondo, decide di tornare in Argentina dopo 40.  E qui viene dapprima ricevuto con tutti gli onori dovuti ad un  personaggio famoso,  ma poi le aspettative si capovolgono inaspettatamente…
Diretto da Gaston Duprat e Mariano Cohn, il protagonista è il bravissimo Oscar Martinez vincitore meritatissimo della coppa Volpi. La figura di Mantovani è un personaggio riuscitissimo circondato dai variegati e curiosi  abitanti di Salas e dal sindaco un uomo molto mediocre,  dall’amico Antonio che ha sposato la sua ex fidanzata anche lui ridicolo e molto sopra le righe. Insomma  un microcosmo dove il tempo sembra essersi fermato, dove la   gente ha  un bassissimo livello culturale, ognuno per qualche motivo finisce per incolparlo di qualcosa. L’unico che si salva è il ragazzo della reception aspirante scrittore. Le scenografie fanno sorridere per la semplicità, sintetizza tutto in una telefonata “L’albergo sembra uscito da un film romeno” Definizione geniale che dimostra l’arretratezza  e la distanza di costumi tra la sua esistenza in Europa  ed i luoghi d’origine. Un film amaro, da rilevare la semplicità, la differenza tra lo scrittore serio ed introspettivo, con  un contesto così divertente ed irriverente che conquista dall’inizio alla fine, dove il paradosso diventa quello di tornare sui propri passi per ritrovare le proprie radici per uscire dall’apatia della pacatezza,  per capire cosa resta del tempo passato ed  in questo caso non è la riappacificazione ma l’0stilità che ne deriva a conferma dell’antitesi con quel luogo. Di certo il detto  “Nessuno è profeta in patria”  Azzeccatissimo.
Voto 8
Milena
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Storie di ordinaria follia 13

Mi piace da matti questa società, “l’Italia”, mi stupisce sempre tantissimo. Prendi il referendum, c’è un’ ansia esagerata su chi  vincerà a livello politico che si è trasformata in grandi occasioni per problemi socio lavorativi insoluti da anni. Va… nel giro di una settimana sono stati rinnovati due dei più importanti contratti di categoria, dove da anni e tu mi insegni,  non cerano scioperi o agitazioni di lavoratori che servissero. Peccato però, che tra qualche giorno finirà questo duello ossessivo logorante tra di loro  per un si e no in più, ormai per i politici questione di  vitale   importanza. Perchè magari di questo passo a questo ritmo, era questione di giorni  e si aggiustavano anche altri problemi  urgenti: lavoro, sanità, pensioni, giustizia ect passati in sordina da anni. Ne vale tantissimo la pena,  vuoi il mio voto aggiusta le cose, a questo serve la politica di norma, ma se lo ricordano solo quando serve a loro purtroppo, quando rischiano di  giocarsi la poltrona, voi che dite? Un referendum al mese e saremmo un paese senza più problemi.  Unico modo in cui i politici ormai scendono a compromesso con i disagi  dei cittadini. Poveri noi  che da lunedì tutto sarà finito, chi  ha  avuto ha avuto, chi ha  dato ha dato…  peccato che tutto torna come prima  e cioè se ne fregheranno di noi come sempre, rassegnamoci. Viva il referendum…

Milena

 

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Agnus Dei (Les innocentes)

agnus dei
Polonia dicembre 1945, racconta l’orrore presente in un convento in cui a seguito delle violenze dei soldati sovietici, alcune suore erano rimaste incinte e tenute nascoste perchè erano considerate una vergogna per il mondo ecclesiastico.
Diretto da Anne Fontaine quella del film “Coco avant Chanel”, Direi da un opposto all’altro, ma si difende bene anche con questo film presentato al Sundance nella sezione premieres e che  rappresenterà la Francia ai prossimi Oscar. Anche stavolta è ispirato ad una storia vera, tratto dal diario di una crocerossina Madeleine Pauliac ,che nel film si chiama Mathilde. Tutto ha inizio quando una suora va a chiederle aiuto perchè una sorella deve partorire, lei atea e comunista convinta, deve mentire ai suoi superiori perchè ha promesso di non rivelare niente, si trova così in una situazione di conflitto con se stessa e la fede per lei ingiustificabile, presa in trappola capisce il dramma delle suore quando le capita di viverlo essa stessa. Il film affronta un tema molto sensibile senza scadere mai in immagini esplicite, ne nel pietismo ma in modo molto umano, attraverso il racconto e le espressioni che si leggono sul volto sofferto delle protagoniste. Fatto di sfumature,  scene molto naturali sia l’atmosfera fredda degli esterni tanto la penombra  intima delle lampade nel convento. Il centro di tutto è la spiritualità che dialoga con il presente, la fede cattolica con l’ateismo e anche l’altro medico che è ebreo, ci sono un paio di battute molto divertenti pronunciate proprio in modo disinvolto che danno l’idea dell’assurdità della storia. Un apoteosi di canti Gregoriani rendono  raffinato tutto il contesto. Ed  una delicata esplorazione nella maternità. Brava la regista ha avuto coraggio, è riuscita a mostrare il dramma nascosto al  mondo senza scadere nel torbido,  coinvolge lo spettatore senza sconfinare nello strappa lacrime. Rappresenta in modo profondo e sensibile i personaggi femminili. Aiuta a  riflettere sul prezzo che le donne pagano alla violenza maschile in ogni conflitto e tempo. Non poteva esserci film migliore  in tema  con la data del 25  novembre.  Perfetto e sobrio, le attrici  sono tutte bravissime .
Voto 8
Milena
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Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne

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