The gift

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Quando un padre

quando un padre

Chicago, Dane Jensen è un cacciatore di teste un selezionatore di personale. Ha  una moglie e 3 figli che vede di sfuggita, tutto  concentrato sul suo lavoro, conta soltanto il profitto mensile. Tutto cambia quando il figlio maggiore  si ammala…
Regia di Mark Williams attori Gerard Butler, Villem Defoe, Alfred Molina, Gretchen Mol. Era da un pò che non vedevo un film made in Usa, questo film tipicamente americano come clichè e sceneggiatura assomiglia ahime a tanti altri. C’è l’uomo tutto d’un pezzo, una volpe nel suo lavoro,  pieno di se stesso che ha solo convinzioni e cioè la vita è solo  il successo ed il denaro, poi un imprevisto e si scopre umano finalmente. Ciò che è interessante nel film sono i dialoghi alcuni più di altri tra Dane e la moglie e Dane e il figlio Ryan, allora si scopre che anche lui ha un cuore e tutto diventa caramelloso, il classico modello di uomo con i paraocchi esistono solo loro finchè non prendono coscienza che ci sono anche gli altri con i loro problemi ecc ecc. Si rende conto che sta per perdere un figlio e quindi rivaluta tutto con altri occhi. Fantastica la passione del figlio per l’architettura, visitatori di gioielli di cemento  nello splendore dello  skyline di Chicago non si può che goderne. Bravissimi gli attori, però come film resta abbastanza banale.
Voto 6

Milena

 

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In viaggio con Jacqueline

Jaqueline

Fatah è un contadino che vive in un villaggio rurale dell’Algeria con la moglie  e due figlie. ha solo una passione è l’unica mucca che possiede, a cui parla come se fosse una persona. Da anni chiede di poter partecipare al Salone dell’agricoltura di Parigi, ora arriva finalmente la lettera di invito, così messi insieme i soldi con l’aiuto dei paesani, decide di partire,  arrivato a Marsiglia lo attende un lungo viaggio fino a Parigi
Il film ricorda ed è citato dal regista Hamidi,  c’è una scena nel film  del famoso lungometraggio in bianco e nero “La mucca e il prigioniero” con Fernandel. Con un ottima fotografia,  un viaggio quello di Fatah che intenerisce, tutti lo aiutano e gli fanno festa anche se non mancano imprevisti. Come non amare un personaggio che è per la difesa degli animali, che non possiede un cellulare e telefona con una prepagata nella cabina, non sa che esiste internet, che non ha vizi ed è sorridente con tutti, la sua sincerità  è disarmante.  Incredibile quando ad una festa in cui è capitato per caso, lo fanno cantare e lui si cimenta con  “I will Survivor”. Ci fa  si scoprire  una Francia diversa da quella che tutti vediamo ogni giorno  dei politici che si fanno la guerra, un Forrest Gump originale e umile che atttraversa una società che appare forse  troppo buonista, ma di certo c’è e di solito non ne parlano i giornali. Il sogno di Fatah diventa il traguardo di tutti, c’è un intrecciarsi tra le due culture il mondo musulmano e l’occidente in un gioco di spontaneità che fa sorridere e commuovere.
Voto 7
Milena
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Tavolo n.19

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Eloise doveva essere la damigella d’onore alle nozze della sua migliore amica, ma dopo che il fratello di questa l’ha lasciata, si ritrova seduta ad un tavolo lontano da quello degli sposi con accanto altri 5 ospiti, ognuno dei quali ha avuto  dei rapporti contrastanti con la famiglia degli sposi.

Film ambientato in Finlandia, diretto da Jeffrey Blitz, con Anna Kendrick, Craig Robinson, June Squibb, Lisa Kudrow, Stephen Marchant, Tony Revolori. Una wedding comedy  dove il matrimonio passa in secondo piano, ma ciò  che risalta è  l’atteggiamento dei 6 sfigati, i quali mal comune mezzo gaudio come si dice, diventano amici e coesi e decisi a prendersi una rivincincita. A tratti abbastanza malinconico non manca l’happyending. Direi un film sull’amicizia un po’ai limiti del reale in effetti è un film, nella realtà  le cose vanno molto diversamente purtroppo. Originale l’idea di analizzare personaggi così opposti che diventano amici. Splendida come cornice la natura finlandese.

Voto 7

Milena

 

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Cuori puri

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Periferia di Roma Agnese compie 18 anni e vive con una madre molto religiosa frequenta la parrocchia locale. Stefano 25 anni un passato difficile e un presente in cui cerca di conservare il posto di custode di un parcheggio che confina con un campo rom…
Il regista è Roberto De Paolis con Barbara Bobulova, Simone Liberati, Selene Caramazza, Stefano Fresi. In una Roma ai margini dove si incrociano questi due ragazzi in una corsa iniziale che ti sorprende e ti lascia senza fiato, con la camera puntata sui loro visi come a cercare di leggere anche i loro pensieri. Uno scontro tra due mondi lontanissimi Stefano iroso attaccabrighe non ha paura di nulla, solo di rimanere senza lavoro e Agnese ragazza repressa da una madre iper cattolica, che la controlla e a lei non resta che la parrocchia e sua madre, non aspira a nulla per lei la vita è solo quella dettata dalla chiesa. Fortuna vuole che si rincontrino, ne succedono di cose non posso dire di più se non, che in questa gabbia Agnese scopre l’amore e ciò che era prima certezza diventa paura, al punto di mentire per poter uscirne senza scontrarsi con i dettami religiosi di una madre ossessionante.  C’è anche la  figura quella del prete Don Luca interpretato da Stefano Fresi  bonario e  devo dire simpaticissimo, ma troppo dottrinale non avvicina certo alla vita reale. Diretto con una maestria che non vedevo da tempo in un film italiano, un neorealismo  attuale, una visione giovane sincera e umana   lontanissima dai soliti  schermi dei social freddi ed annoiati. Qui si percepisce la timidezza, la paura, la vergogna, soprattutto l’imbarazzo, la sensibilità umana adolescenziale, quella che abbiamo provato tutti da giovanissimi, ti ci ritrovi nei gesti e nei silenzi. Il film non fa sconti fa vedere ciò che succede realmente anche con molta crudezza  in un dato momento della vita tutti si possono identificare. In particolare c’è una scena che non risparmia dettagli. I loro cuori sono puri nonostante la società li abbia chiusi  in una  situazione difficile e infelice, insieme scoprono di essere liberi.
Voto 8
Milena

 

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Tutto quello che vuoi

tutto quello che vuoi

Claudio è un giovane disoccupato incline a far a cazzottate, accetta di malavoglia di  far compagnia ad un vedovo di 85 anni, Giorgio un  poeta con l’alzheimer, tanto per guadagnare qualcosa, invece giorno dopo giorno, ne trarrà insegnamenti  e regalerà all’anziano un pò di vivacità.
Dal regista sceneggiatore di Virzì dopo “Scialla” Francesco Bruni a 50 anni regala al cinema italiano questo film con dedica finale al padre. Due generazioni, l’anziano interpretato benissimo dal regista Giuliano Montaldo che torna attore come era da giovane e Claudio Andrea Carpenzano.  I due si confrontano, viene da pensare due vissuti in due diversi  ” ventenni”  quelli  che hanno fatto la guerra, uomini tutto d’un pezzo, colti eterni innamorati della vita e un altro ventennio fatto di ogni cosa di tutto di più, ma un esistenza annoiata vuota senza stimoli, c’è una scena che veramente  infastidisce   in cui si chiedono l’anno in cui  finì la seconda guerra mondiale e ahinoi… ma quanta ignoranza, cosa insegnano a scuola? Qui tra l’altro per l’appunto questa carenza mentale è usata per sfornare battute da borgatari. Comunque per entrambi è una scoperta sapere dell’uno e dell’altro, che senza dubbio migliora il giovane e lo fa più sensibile e buono verso la vita e tutti quanti. Pensavo quanta utilità regalano i nonni alla società  raccontando la loro vita come impagabili maestri.
cit: “Le cose belle son inutili come le poesie”
       “La poesia è una cosa la vita un’altra, nella poesia ami chi ti pare”

 

Voto 7

Milena

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Una settimana e un giorno

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Israele, una normale coppia Eyal e Vichy, dopo la prematura morte del figlio, dopo la rituale shiv’ah,  settimana di lutto tipica della tradizione ebraica, i due dovranno trovare la forza di andare avanti, reagendo ognuno a suo modo chi normalmente è chi lasciandosi andare.
Il regista è Asaph Polonski nato negli Usa ma cresciuto in Israele “Per dirla in parole povere mi piace ridere e piangere e ho cercato di mettere insieme le due cose.” Infatti non c’è tristezza in questo film molto ironico e a volte infantile si ride della disarmante realtà  che non ha soluzione, nasce dal desiderio di raccontare  cosa accade il giorno dopo la shiv’ah, come gestire la situazione, il quotidiano, la forza di vivere se  non trovarla dentro di sé. Il regista dice:”Uno dei miei migliori amici ha perso la sua ragazza. Lei era molto malata e, nonostante sapessimo la sua condanna, la sua morte è stata una sorpresa e uno shock per tutti noi.  Un gruppo di amici è andato a far visita ai genitori della ragazza erano tutti in silenzio, all’improvviso uno di loro ha detto rompendo, se fosse rimasta dell’erba a scopo medicinale, una domanda che sembrava incongrua che sorprese tutti. Ho anche perso mia zia e facendo il confronto ho potuto notare che tutti hanno un proprio modo di trattare il dolore.” Presentato al festival di Cannes lo scorso anno, ricorda vagamente la stanza del figlio. Un  film che non ti aspetti talmente leggero e anticonvenzionale,  mette a confronto varie generazioni e in modo semplice, fa riflettere divertendo.

Voto 7

Milena

 

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Maltese

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È la prima volta che Kim si cala nei panni di un commissario, in una storia ambientata nella Trapani degli anni Settanta: «In passato mi è capitato solo di fare un ispettore nella “Uno bianca”. Così mi sono messo un po’ a studiare i nostri eroi nazionali, i servitori dello Stato. Mi sono interrogato sul sorriso di Falcone che raccontava tantissimo di lui, così come il modo in cui Borsellino stringeva tra le dita la sua sigaretta. Poi, in questo percorso quasi liturgico, mi sono imbattuto in Ninni Cassarà, il poliziotto ucciso da Cosa nostra nel 1985, e ho notato assonanze con Maltese: mi sono ispirato a lui, mi sono riconosciuto anche fisicamente. Certo – aggiunge – mi sono rivisto anche la “Piovra” ed è vero che ci sono evidenti connessioni, la materia è la stessa ma gli ingredienti sono diversi».
Un eroe positivo, in breve, è quella di un uomo che si trova da solo a combattere contro qualcosa che, a detta di tutti, non esiste. Dario Maltese è fuggito dalla Sicilia molti anni prima, portando con sé un dolore lacerante: «Quando era ragazzo, suo padre, altrettanto commissario, si è tolto la vita in seguito ad accuse infamanti. E quando il suo migliore amico viene ucciso, decide di tornare nella sua città. Diventa commissario capo della questura di Trapani, prendendo il posto dell’amico scomparso». Nel cast anche Rike Schmid (nel ruolo della fotografa Elisa Ripstein), Francesco Scianna (il giornalista coraggioso Mauro Licata, ispirato a Mauro Rostagno) e poi Valeria Solarino, Eros Pagni e Michela Cescon. Coproduzione di Rai Fiction, Maze Picture-Zdf Enterprises e Dramedy Productions. «Sì – ammette Kim – il mio è un eroe a tutto tondo, buono, solitario, positivo, ma tormentato da vicissitudini esistenziali. Ho fatto tanti eroi negativi: oggi è molto facile promuovere il male e allora credo sia giusto, mi pare una opportunità preziosa promuovere una volta tanto il bene».
 (web)
Eccezionalmente parlo di una serie TV che certamente guarderò,  vuoi per il protagonista che seguo  da quando faceva Fantaghirò per la bravura ma non solo. Lo abbiamo visto dall’altra parte interpretare un pregiudicato come Vallanzasca , siamo ancora  in quella zona grigia della storia d’Italia che pare  fatta apposta per le sceneggiature, come è stato per Romanzo criminale ad esempio. Qui  mi sembra molto interessante sia il personaggio che la trama e  vuoi perché in questa veste assomiglia in modo impressionante ad una persona che ho amato tantissimo…
Milena

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Le cose che verranno

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Natalie insegna filosofia in un liceo di Parigi, e sembra vivere anche lei di filosofia con idee abbastanza progressiste  e convinzioni sincere  insegna ai giovani con tanto entusiasmo.  Realizzata, sposata con due figli ormai grandi, le sue giornate trascorrono tra  famiglia, lavoro e andare dalla madre ormai con problemi mentali dovuti alla vecchiaia.
Dalla giovane regista Mia Hansen Love ha solo 37 anni, la protagonista è Isabelle Hupper anche se non giovane è la sola attrice francese che appare in tantissimi film che vedo non c’è ne sono altre ad aver monopolizzato la scena quanto lei, davvero brava. E devo dire che anche qui è al meglio anche fisicamente, sebbene rappresenti una donna di mezza età, la  cui vita le cambia drasticamente, abbandonata dal marito, la madre muore e i figli sono grandi, gli resta un gattone nero dagli occhi gialli Pandora di cui è allergica. Un film girato con la sola luce naturale, è come certi quadri impressionisti la vediamo in Bretagna con colorati vestitini mentre  cammina sulla battigia o a saltare su un treno per ritrovare un ex alunno che ha scelto la vita di campagna. A parte Natalie i veri protagonisti sono i libri ovunque vada ci sono scaffali di libri, e non mancano le citazioni di famosi filosofi come Jean Jaques Russeau. Ci sono  tre pezzi musicali davvero eccellenti tra cui  la colonna finale di un famoso film riarrangiata con ottimo gusto acustico e melodico. Un film tranquillo, dove i sentimenti prendono vita unicamente attraverso la Hupper, come quando  su un autobus è colta da una crisi di pianto e dal finestrino vede il marito a passeggio con  la sua attuale compagna e il pianto si trasforma in riso.  Un film  che racconta lo stato d’animo di una donna che ad un certo punto vede stravolta la propria vita e si trova ad un bivio, forse molte cose ancora  avverranno  chissà. .
Voto 6
Milena
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Personal shopper

This image released by IFC Films shows Kristen Stewart in a scene from "Personal Shopper." (Carole Bethuel/IFC Films via AP)

Maureen ha da poco perso il fratello gemello. Non è  ancora riuscita a salutarlo definitivamente. Di mestiere fa la personal shopper per per una donna importante Kira che non vede quasi mai, si sentono solo per telefono, le compera i vestiti ed accessori e glieli porta a casa.
Dal regista  Olivier Assayas quello di Silas  Maria come qui con Kristen Stewart. Deve avere un debole per questa attrice la Stewart così  triste e dimessa  immersa in un atmosfera gotica e decadente mentre vaga in una grande villa dove cerca una minima presenza spirituale del fratello, e poi la vediamo  correre in cerca di abiti e accessori firmati da Parigi a Milano e Londra.  Dialoghi al minimo, telecamera che la segue sempre in penombra non per niente è un noir abbastanza lento tutto accade nell’ultima mezz’ora. Interessante la canzone della Marlene Dietrich che spezza un silenzio pesante e  da li in poi il film diventa un  thriller.  Una donna in cerca di qualcosa gli abiti che non gli appartengono li prova cercando di sentirsi un altra come in un gioco di specchi, o forse c’è  solo un semplice scopo venale. Film alquanto ermetico, senza un sorriso un’apatia assoluta dall’inizio alla fine, che poi c’è sta domanda “Sei tu o sono io?” Che non chiarisce un bel niente e rimette tutto in discussione. Di bello i vestiti e le scarpe, il resto destabilizza senza una risposta. Un film abbastanza ambiguo, metafisico e surreale.
Voto 6
Milena
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